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Garante Privacy (Italian DPA) · Italy · Enforcement action

Garante Privacy sanctions Cairo Editore for graphic images in Garlasco case

Original title: COMUNICATO STAMPA - Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo Editore per la crudezza delle immagini pubblicate

AI-generated summary

The Italian Data Protection Authority (Garante Privacy) fined Cairo Editore on September 23, 2026, for publishing graphic images of the crime scene in the Garlasco case, including photographs of the victim's bloodied body on stairs with only the face obscured. The Authority found the images violated data protection rules and the principle of information essentiality, as they added nothing to reporting the case and were not necessary to describe the events. The investigation began following a complaint from the victim's family, who stated the publication damaged their daughter's memory and dignity. The Authority also fined a YouTube channel for the same violations.

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COMUNICATO STAMPA - Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo...

COMUNICATO STAMPA - Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo Editore per la crudezza delle immagini pubblicate

Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo Editore per la crudezza delle immagini pubblicate

Risposta ai reclami della famiglia Poggi

Una sanzione pecuniaria rilevante a Cairo Editore per la diffusione attraverso un suo settimanale di immagini raffiguranti il luogo del ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi imbrattato di sangue e delle inquadrature sul corpo riverso sulle scale. E’ quanto ha disposto il Garante della Privacy con provvedimento n. 759 del 23 settembre 2026.

Pur riconoscendo che il delitto di Garlasco ha dato luogo a una delle vicende giudiziarie più discusse e controverse della storia recente della cronaca nera italiana, il Garante rileva che la diffusione, a distanza di lungo tempo dall’accaduto, di tali immagini, nulla aggiunge alle notizie sulla vicenda né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o a qualificarne i protagonisti.

L’istruttoria dell’Autorità Garante è partita a seguito di reclamo da parte della famiglia Poggi, che evidenziava una «immagine in chiaro del cadavere della povera Chiara adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue (immagine oscurata solo nella parte raffigurante il viso della vittima)».

In particolare, veniva affermato che nel servizio giornalistico sono stati «affrontati degli argomenti che non hanno la benché minima attinenza con la scena cruda e raggelante raffigurata nella fotografia» e che pertanto la pubblicazione «ha leso la dignità della memoria della povera Chiara e dei suoi genitori, che sono rimasti, com’è immaginabile, molto turbati dalla vista di quella immagine del corpo della figlia pubblicata su di una rivista settimanale a larga diffusione».

La famiglia ha evidenziato pure l’impatto doloroso della visione dell’immagine, ritenendo che configuri una violazione della dignità della vittima e loro, in qualità di genitori, nonché una violazione del principio di essenzialità dell’informazione.

L’Autorità, nel ricordare che l’attenzione mediatica è stata - ed è - tale da andare ben oltre l’esercizio del diritto e dovere di cronaca, degradando verso una «continua e morbosa spettacolarizzazione», in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione, ha stigmatizzato tali comportamenti richiamando gli organi di informazione al doveroso rispetto della persona, della sua dignità, quale limite e garanzia nei confronti non solo della vittima e dei familiari ma anche degli indagati e delle persone a vario titolo coinvolte nella vicenda giudiziaria.

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